lunedì, maggio 30, 2005

Cosa ne penso del referendum sulla procreazione asisstita

I miei due unici nemici sono il Cardinal Ruini e Satana.
Con la differenza che il Cardinal Ruini è molto più pericoloso perché esiste veramente.

lunedì, maggio 02, 2005

Un'ipotesi (fanta)scientifica di vita ultraterrena

Un neurone non sa di essere un neurone. Una sinapsi non sa di essere una sinapsi. Sono piccoli sistemi, molto semplici. Ma interconnessi, dopo una certa complicazione (proprio come nel teorema di Godel o nel Principio di Indeterminazione) creano un sistema macroscopico che ha un'altra identità, in questo caso è provvisto persino di autocoscienza: una Mente.
Come ciò avvenga è tutt'ora abbastanza misterioso, ma la matematica dei grandi numeri, la scienza cognitiva e le reti neurali stanno facendo passi da gigante per svelare questo mistero.
Persino in biologia, si tende a considerare il formicaio come un animale a sé stante, con una sua mente, con un suo comportamento, costituito da cellule semplici ma differenziate, chiamate formiche.

Io non credo, perlomeno non riesco a credere, che l'anima sopravviva alla morte, soprattutto perché penso che l'anima altro non sia che il "software" che gira nel nostro cervello, che oltretutto dipende anche dall'hardware (il cervello stesso), diverso da persona a persona, da animale ad animale, perlomeno a livello microsocopico. Questo complessissimo caos, a differenza dei nostri computer (la cui struttura microscopica è sempre uguale e ordinata) è probabilmente all'origine dello sviluppo di quel software straordinario che noi percepiamo come "anima" o "coscienza".

Ma non si può negare che, almeno per una o due generazioni, il ricordo di chi scompare sopravviva nelle opere che ha compiuto, e soprattutto nella memoria dei vivi.

La mia idea è questa: immaginiamo di sommare tutte queste memorie. Immaginiamo che il signor S. muoia, che il suo software si spenga, ma che la memoria di esso sopravviva, diciamo, in 100 persone. Sarebbe stupendo se queste memorie si sommassero come in una rete neurale e creassero in sé stesse una mente virtuale, come le formiche di un formicaio, come i neuroni di un cervello. La mente del signor S. in questo modo non morirebbe: forse non si accorgerebbe nemmeno di morire, il suo "io" si sentirebbe naturalmente trasferito, e al massimo sentirebbe il suo corpo "sparpagliato" nei corpi delle persone che ospitano pezzi della sua nuova mente, credendo di ospitarne semplicemente i ricordi.

Forse in me, in tutti voi, convivono già pezzetti di mente di altre menti, che si accavallano, si cancellano, si trasferiscono, si confondono.

Mi rendo conto che è scientificamente insostenibile, ma la ritengo una pensata affascinante. Senonaltro, adatta per sviluppare un buon racconto di fantascienza, o per stimolare una dotta discussione filosofica o di scienze cognitive.