INDICE
1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
martedì, ottobre 27, 2009
mercoledì, ottobre 21, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 10
Siamo in pieno ottobre ma qui fa ancora tanto caldo. Perché non passare una giornata al mare? Ci dirigiamo a Shek O, una spiaggia nel sud dell'isola di Hong Kong famosa per lo stupendo paesaggio e le onde violente e divertenti ma non esagerate.
L'accesso al litorale qui è garantito come dovrebbe essere in Italia, con la differenza che qui la regola funziona e nessuno può dirvi nulla se andate in una qualsiasi spiaggia.
Noleggiamo un ombrellone (meno di 4€ per tutta la giornata) e una simpatica signora ce lo pianta nel posto della spiaggia che vogliamo noi.
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Scruto le incredibili peripezie della gente che si fa annientare cercando di resistere alle onde. Più tardi mi ci proverò anch'io: adoro la furia delle acque. Sindi prima di lasciarmi gettare nelle acque turbolente, mi chiede di stipulare un'assicurazione sulla vita con lei come beneficiaria.
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In lontananza, in alcune foto, si possono notare alcuni sommozzatori. Più tardi apprenderò infatti che durante la notte un ragazzino si era gettato nelle acque senza servizio di salvataggio ed era morto travolto dalle onde. Al momento in cui scatto le foto e faccio il bagno, non so ancora di questa tragedia e non noto i sommozzatori che cercano il cadavere, che verrà ritrovato poche ore dopo. Sinceramente non credo che molti altri sapessero dell'incidente. Io stesso non credo che sarei stato così spensierato, anche se in effetti i miei amici lo sapevano benissimo e non hanno fatto una piega...
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Naturalmente, tutt'attorno è un fiorire di ristorantini a base di pesce o di spiedini vari (senza congestione, che giornata al mare è?) e quindi ci gettiamo a mangiare di tutto, vista anche la fame provocata dalle ore passate in acqua a lottare contro la forza mostruosa di onde devastanti.
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S'è fatta sera, è ora di andare.
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Già che ci sono, ecco un video realizzato da me prima di buttarmi in acqua. Noterete la violenza delle onde, e come alcuni bagnanti siano letteralmente travolti anche se cercano di opporre resistenza.
Alla sera, decido di chiamare Ada per salutarla (sta per partire per l'Australia). Ci vediamo all'Aqua Spirit, un incredibile locale a Tsim Sha Tsui. In sostanza quei mattacchioni degli hongkonghesi hanno ricavato un locale negli ultimi due piani del grattacielo posto proprio sulla punta della penisola (si chiama "One Peking", ed è il grattacielo con la visuale più privilegiata di tutta Hong Kong). I due piani separati sono stati uniti, soppalcati: in quello di sotto c'è ristorante, in quello di sopra cocktail pub. Ma tutte le pareti sono immensi vetri che danno sulla visione mozzafiato di Hong Kong Island e di Kowloon, a 360 gradi. Tappeti, scale, divani, materassi, luci soffuse e musica lounge, fanno pensare a prezzi assurdi, ma non è così: cocktail sui 7€, consumazione obbligatoria di almeno 10€. E io che mi ero preparato un centinaio di Euro per il locale super costoso...
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Mi preparo alla penultima sera a Hong Kong... Prima di tutto facciamo visita, appena sotto l'Aqua Spirit, allo Hermitage, un centro commerciale un po' americaneggiante ma con in mezzo una torre a giardino pensile di gusto decisamente giapponese, che sembra uscita da un film di Miyazaki.
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Spero che gradiate questa foto ottenuta con la composizione di tre foto diverse (sempre grazie ad Hugin, un software gratuito per Linux):
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Vi prego di cliccarci su, e di premere il tasto "Scarica" -> "Scarica foto" per vederla con la risoluzione massima.
Vogliate gradire anche questo video, che ho girato per dare un'idea più vicina a quello che è lo Hermitage, un'oasi di calma dentro al terribile rumore di Tsim Sha Tsui, un luogo in cui si viene soprattutto per farsi fare foto dopo una laurea o un matrimonio, o con la troupe per foto pubblicitarie (ora che ci penso, un bel po' di immagini di varie riviste di moda hanno come sfondo proprio questo posto).
Vado a prendere la mia ex, che lavora da Cartier, per andare finalmente a mangiare al barbecue.
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Hong Kong è piena di spiazzi sul mare, adibiti a barbecue attrezzato. Sono in sostanza tavoli e sedie vicino ai quali c'è una griglia con il necessario per cuocere. La roba ce la si porta da casa o la si compra sul posto, ovviamente fornito di cibo crudo di dimensioni perfette per la griglia. Si prenota, o si arriva e si aspetta. Come potrete immaginare, costa pochissimo.
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L'addio a Hong Kong prosegue il giorno dopo. Prima torniamo come al solito al Baby Buddha:
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...poi, sempre più triste ma euforico, ci gettiamo nella mischia di Temple Street a mangiare le ultime delizie: vongole veraci di grandezza incredibile, cappe sante, e meduse fritte (una delizia!)
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Infine, ormai ebbri di alcol e cibo, andiamo al karaoke.
Il karaoke in Asia non è quello che c'è da noi: da noi consiste in un tizio che entra in un locale e rompe i coglioni a tutti i clienti per obbligarli a cantare. Questo semmai si chiama "pub karaoke" ed è decisamente out.
In Asia invece il karaoke è un locale fatto apposta, pieno di stanze che si prenotano. Le stanze possono essere messe a soqquadro, sporcate finché si vuole, ci si può portare dentro qualsiasi tipo di cibo (anche da casa, ma in genere c'è un buffet straordinario) od ordinarlo col telefono interno (in due minuti arriva un cameriere a portare l'ordinazione).
Dentro a questa stanza, ci sono microfoni, TV e impianto ovviamente, con un grande tavolo e comodi divani. Si paga all'uscita (fanno una somma delle ore passate e del cibo/bevande ordinato). Se si è in quattro o cinque, a Hong Kong non si spende più di 5 Euro a testa (in Giappone è molto più costoso in effetti).
Decido di fare l'idiota e cantare in stile "italiano all'estero" con mosse alla Al Bano o Gigi D'Alessio, insomma il peggio del peggio. Forse mi ero preso la ciucca triste?
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Fine.
Un taxi, il check in, un abbraccio con Sindi, tante lacrime, il treno che porta al gate, e 11 ore per pensare e ripensare alla parte di me stesso, di miei ricordi, di mia felicità che ho lasciato a Hong Kong e che non sono riuscito a riportare in Italia.
in alta risoluzione a questo indirizzo.
INDICE
1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
martedì, ottobre 06, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 9
Torna all'ottava parte
Oggi incontro Ari, un'amica di Couchurfing di origine malese, ma che vive in Italia da parecchio tempo. È un'ottima guida perché parla italiano, inglese, malese, mandarino e cantonese! In Italia vive pure vicino alla mia città, ed è simpaticissima. Decidiamo perciò non solo di rivederci al nostro ritorno in Italia con gli altri couchsurfer, ma anche di visitare uno dei pochi posti in cui entrambi non eravamo mai stati: l'isola Lamma. Purtroppo lei è qui per lavoro e ha solo un giorno libero, quindi posso stare un solo giorno in sua compagnia. Partiamo perciò di mattina e sfidiamo le previsioni che danno sole fino a un'ora imprecisata per poi assicurare pioggia. Oggi poi è il 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, uno dei pochissimi giorni di festa nazionale nella Cina continentale, per cui tutti i luoghi turistici di Hong kong saranno invasi da mainlander in vacanza. Per evitare la ressa e le manifestazioni patriottiche che a me fanno solo venire voglia di fare qualcosa che mi porta all'arresto e alla fucilazione, decidiamo appunto di visitare l'isoletta più dimenticata e considerata poco importante. Fotocopia in piccolo di Cheung Chau, l'isola Lamma ha molte delle caratteristiche dell'isola più famosa: le macchine fatte ad hoc per le strade strette, la conformazione e il paesaggio, i tempietti, e la tradizione del pesce. Con una differenza: qui il pesce è venduto fresco e non essiccato come a Cheung Chau.
Altra traduzione: il tau fu, il tipico "formaggio" cinese ottenuto con la soia (forse voi conoscete meglio la sua copia giapponese, detta "tofu"), che qui è servito molto fresco, della consistenza del budino, insieme a una zuppetta saporitissima e dolce che lo rende in sostanza una sorta di dessert. In effetti anche da noi il formaggio può essere usato per i dessert, come il mascarpone, e quindi mi faccio coraggio e provo. Risultato: mi piace da morire. Ordino pure il bis.
| Da Hong Kong 2009 / part 2 |
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Gran parte dell'isola Lamma è costituita da spiagge e boschi. Anche qui si noleggia la bici e si fa trekking dividendosi tra l'esplorazione di boschi fitti e rigogliosi e l'abbandonarsi a un bagno nelle calde acque del mare del Sud della Cina.
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Il resto dell'isola consiste in negozietti e ristorantini, con un paesaggio estremamente simile a Cheung Chau.
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Chi è stato bambino negli anni '70 e '80 probabilmente ricorderà le "Crystal Ball", dei tubetti di sostanza odorosissima e collosa che, se applicata su un tubicino in cui si soffia, crea palloncini appiccicosi a cui si possono attaccare altri palloncini per creare strane forme. Qui vanno ancora per la maggiore, ma hanno la differenza di essere venduti in microtubicini e tubetti piccolissimi monodose, alla modica cifra di due dollari (meno di 20 centesimi di Euro). Ari ne compra uno e si cimenta immediatamente in una sua creazione.
| Da Hong Kong 2009 / part 2 |
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Qui come vi dicevo c'è una grossa differenza da Cheung Chao: la quantità infinita di ristoranti che vendono pesce vivo. Lo scegli e te lo cucinano come nei ristoranti italiani di lusso. La differenza come al solito qui è il prezzo: un intero branzino enorme scelto vivo e cotto in 10 minuti non costa più di 15€ nel ristorante più lussuoso dell'isola. Io preferisco comunque fare incetta di pesce meno costoso come crostacei e mitili. Sono freschissimi e cucinati con una fantasia gastronomica che rivela tutti i 5000 anni di cultura cinese: un perfetto mix di sapori originali e straordinari che compongono una vera sinfonia per il palato.
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La vista del porto è paradisiaca:
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Gli striscioni per le celebrazioni dell'anniversario sono timidamente arrivate anche qua, così ne approfitto come al solito per fingermi comunista. Cosa che a Hong Kong non è molto ben vista. Noto infatti che le celebrazioni sono viste con diffidenza un po' da tutti gli abitanti dell'ex colonia britannica.
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Me ne rendo conto appena torniamo a Hong Kong: dopo il traghetto infatti prendiamo il bus per fare un giretto sul picco, e durante il tragitto incrociamo una manifestazione anti cinese. Qui sanno ancora cos'è la libertà di pensiero: nel giorno in cui si festeggia l'anniversario più importante per la nuova patria, il giorno più pomposo e patriottico, il governo autorizza una manifestazione anti patriottica in pieno centro. La manifestazione è dura ma estremamente pacifica e ordinata. Il corteo è accompagnato da poliziotti molto diligenti e si ferma persino per il rosso.
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"The Peak", il picco, è la collina più alta di Hong Kong, nel bel mezzo dell'isola. Ci si arriva col bus o con un caratteristico trenino che si inerpica sul picco inclinato a 50°. Sul picco c'è il museo delle cere, il "Believe it or not?" di Barnum, vari locali e ovviamente una vista spettacolare sull'isola. Ho già fotografato in lungo e in largo tutte queste cose gli anni scorsi (magari metterò le foto vecchie in un'appendice) quindi qui mi limito solo a un paio di foto (c'è anche molta foschia che preannuncia pioggia) e a documentare la marea di gente che sta salendo sul picco per vedere in posizione privilegiata i meravigliosi fuochi artificiali che si terranno stasera in occasione del 60° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese.
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In questo video che ho girato sul trenino si può intuire la pendenza, davvero formidabile. Sembra di essere su un ottovolante...
Ora, dovete sapere che a me piace provare sempre nuovi sapori. E da queste parti c'è un frutto che viene considerato una delle cose più assurde e strane che una persona possa mangiare. Il suo nome è Durian. È di origine malese. È assurdo perché, anche se di sapore ottimo, emana una puzza terrificante. Si dice che sia molto più difficile resistere alla puzza del durian che a quella del cadavere o di uova marce o di feci putrefatte. Ari è di origine malese e subito accetta di mangiarne uno con me, per vedere se riesco a superare lo schifo... Decidiamo altresì di vedere i fuochi dalla stanza dell'albergo che la ospita: non si vedranno bene perché molto di sbieco rispetto allo skyline ma comunque è già qualcosa. Ci dirigiamo quindi a Causeway Bay per comprare il durian in un qualsiasi supermercato. La quantità di gente che ha invaso Hong Kong è enorme, tanto che mi fermo un attimo per qualche foto:
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Compriamo il durian, che ci mettono in tre diversi sacchetti uno dentro l'altro vista l'incredibile puzza, ed entriamo in albergo. Noto che anche qui Berlusconi è criticato e deriso:
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Forse perché avevo la sinusite, forse perché la puzza evocata dal nostro premier ha annullato gli effetti una puzza minore come quella del durian, riesco tranquillamente a superare lo stordimento olfattivo iniziale e assaggio il frutto, che si rivela più che delizioso: ha la morbida consistenza della migliore mollica del miglior pane italiano, è gustoso, succoso e soprattutto molto dolce. Un frutto paradisiaco, tropicalissimo. Ne divento fan e ne acquisto subito altri quattro esemplari che divorerò i giorni successivi.
Suggerimento per imprenditori nostrani: che sia il caso di importarne anche in Italia? Io dico che avrebbero un giustificabile numero di consumatori.
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Poi mi guardo i fuochi. Stupendi, ma la baia è ancor più spettacolare, e c'è tutti i giorni:
(per i puristi del copyright: tutti i filmati sono realizzati con software open source su Ubuntu Linux, e le musiche sono tutte di pubblico dominio, esecuzioni comprese)
Quindi un aperitivo al Baby Buddha:
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...e infine tutti a mangiare Thai in un fantastico ristorante ad Abardeen:
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Sopra: costine di lattonzolo ai ferri con salsa di curry, pesce con fritto tipo tenpura, zampe di gallina fredde con salsa di aglio e prezzemolo, sarde gravide fritte, involtini primavera Thai (con verdure) e cinesi (con carne).
Sotto: insalata di pesce fritto e pompelmo in salsa d'ostrica.
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Poi: riso Thai con verdure, curry, omelette e carne.
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Inoltre: zuppa Thai di uova e chissà che altro, con tipico pane fritto.
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E per finire: coppa di maiale ai ferri con salse varie:
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Ebbri, digeriamo:
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in alta risoluzione a questo indirizzo.
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1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
lunedì, ottobre 05, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 8
Torna alla settima parte
Oggi facciamo un breve passaggio in un quartiere piuttosto bruttino, diciamo decisamente anti estetico, ma famoso per la tecnologia: Sham Shui Po.
È situato nella penisola di Kowloon, a nord ovest. Lo si considera molto brutto perché è la zona con i palazzi più vecchi e più da rinnovare di tutta Hong kong. Sopra alle bancarelle infatti è decisamente antiestetico vedere tutti quei palazzoni grigi, sporchi e fitti di condizionatori che gocciolano. Il governo sta facendo un grande piano di rinnovamento nonostante la crisi, e quindi queste saranno probabilmente le ultime foto "squallide" di Sham Shui Po.
La zona comunque è di grande interesse per la tecnologia venduta al mercato: dalle webcam alle pile, dalle schede madri alle ventole, dai monitor ai banchi di RAM, tutto è venduto a prezzi stracciatissimi per strada. È uno degli unici posti del mondo in cui i componenti elettronici sono trattati alla stregua di polli. Anche se non comprate nulla (ma è difficilissimo resistere alla tentazione di comprare le ultime diavolerie che il mercato asiatico propone, a prezzi assurdamente bassi) la sola passeggiate vale il tragitto.
| Da Hong Kong 2009 / part 2 |
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Potete fermarvi a mangiare il "cha siu", ossia il maialino, un piatto tipico cinese e molto buono da queste parti:
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Un brevissimo video per mostrarvi il quartiere:
Mentre torno a casa, fotografo un po' di traffico (molto scorrevole comunque). Qui siamo dalla parte di Kowloon, l'entroterra:
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Da qui si entra nel tunnel subacqueo:
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E dopo pochissimi minuti, si esce da qui:
| Da Hong Kong 2009 / part 2 |
...per ammirare l'isola di Hong Kong, tra North Point e Central, sul porto.
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In particolare, qui siamo a North Point:
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Prendiamo un autobus per andare a casa di Sindi, che vive a Eastern. È un luogo sul mare, arrampicato sulle colline e fitto di immensi ma coloratissimi palazzoni popolari da una cinquantina di piani e più di 10 ali.
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Eastern forse è un po' fuori mano (è il posto più residenziale, con meno densità di locali o posti famosi) ma è davvero bello. Soprattutto, è calmo. Ci trovi parchi, luoghi da cui guardare il mare e pescare, bar che servono cose semplici e buone a prezzi bassissimi (ma siamo a Hong Kong, quindi comunque parlano inglese, e c'è sempre un taxi a portarti dove vuoi se ti perdi).
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Non so per quale motivo, ma Sindi vuole una foto davanti ai cessi pubblici :-)
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A proposito di servizi pubblici, come ho già detto, a Hong Kong non esiste il ricatto italiano di cercare un locale per comprare un caffè per poter così usufruire del bagno. Fra le tante cose che fa il governo con le poche tasse esistenti sui grossi capitali e la finanza (per il resto le tasse praticamente qui non esistono), oltre che la sicurezza, la sanità, le pensioni eccetera, ci sono anche appunto i bagni pubblici. Se ne trovano ovunque, e sono molto ben puliti e accessoriati. Ovviamente non siamo in Italia e quindi scordatevi l'esistenza del bidè, anche negli hotel di lusso, ma per il resto c'è tutto. I water sono prevalentemente all'italiana (con poca acqua) ma se ne trovano anche all'inglese (quelli odiosi pieni di acqua profumata, che vi obbligano a far sapere a tutto il vicinato che state pisciando). Inoltre, qui costruire un palazzo è un business, ed esiste sempre, anche se gli appartamenti sono tutti comprati, il proprietario dell'intero palazzo (o meglio grattacielo, visto che qui con meno di 20 piani non esiste nulla). L'interesse principale del proprietario è quello, ovviamente, di far soldi, e quindi si occupa privatamente della fornitura di acqua, riscaldamento, eccetera. È in sostanza il nostro amministratore di condominio, che però è anche un imprenditore, e quindi ha interesse nel rendere bello e "famoso" il proprio palazzo, concedendo licenze ai migliori negozi, e soprattutto invitando i passanti alla visita del palazzo grazie alla presenza di toilette meravigliose, con tanto di personale presente 24 ore su 24. Quindi se non trovate una toilette pubblica, cercate un palazzo che alla base abbia una galleria con negozi e ristoranti: vi trovate quasi certamente anche i servizi igienici, gratuiti, puliti e ben attrezzati.
E a proposito di acqua, sorge l'eterna domanda di quando si è all'estero: si può bere l'acqua di rubinetto? La risposta è "in teoria sì", perché l'acqua fornita dal governo è perfettamente pulita e buona, negli standard italiani. Purtroppo però in molti palazzi l'acqua viene tenuta in enormi cisterne poste sopra i tetti (per dare pressione), che se sono vecchie rendono l'acqua non potabile. Se siete quindi in una villetta, in un palazzo nuovo o appena ristrutturato, o in un hotel, bevete pure l'acqua di rubinetto. Se siete in un palazzo vecchio o in ristrutturazione, lasciate perdere. È tradizione tra i locali bollire l'acqua di rubinetto ma non fidatevi: bollire serve per uccidere i microorganismi ma è inutile contro tutte le schifezze metalliche che sono presenti nelle cisterne vecchie. Lo sentite subito, perché il sapore è terribile. Vi conviene comprare l'acqua in qualsiasi market aperto 24 ore su 24 (ce ne sono ovunque, basta fare al massimo 50 passi in qualsiasi direzione per trovarne uno). L'acqua da bere costa pochissimo perché c'è anche non minerale (semplicemente è pura perché filtrata) e in effetti costa meno, a conti fatti, dell'acqua di rubinetto italiana. Certo, è un peccato constatare come in Italia abbiamo la migliore acqua di rubinetto del mondo ma per assuefazione alla pubblicità siamo quelli che comprano più acqua minerale... Che scemi che siamo.
Ma torniamo a Eastern, e alla magnifica cena a casa di Sindi, con tutta la sua famiglia.| Da Hong Kong 2009 / part 2 |
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Mi godo pure la meravigliosa poltrona massaggiante, articolo che a Hong Kong in questo periodo è decisamente di moda.
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Mentre usciamo per un drink a Central, noto vari ristoranti sulla strada, che vendono di tutto. Questo mi stupisce particolarmente: vende carne d'oca e tau-fu. Notate le povere teste d'oca in bella mostra.
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Eccoci in un bel pub a Central. Già che ci siamo guardiamo il Gran Premio...
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Abbiamo anche una cara e vecchia amica, Vivian, che qui potete vedere nel centro, in attesa di un bimbo, a ben sette mesi di gravidanza... Impressionante come le orientali non ingrassino di un solo grammo e mantengano un aspetto da ragazzina nonostante la gravidanza...
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Ci portano da mangiare una "pizza"... sono come al solito molto diffidente ma mi devo ricredere ancora: in effetti non è assolutamente una pizza ma è un'ottima bruschetta. Ma proprio buona. Ricca e gustosa. Ci portano anche delle ali di pollo fritte con salsa chili, che è una cosa tipicamente americana direi, chiamate "buffalo wing". Il nome è scherzoso e, appunto, molto americano. Mi sono molto divertito a spiegare ai miei amici che il bufalo è quell'animale che si vede nei film western e che non se n'è mai visto uno volare.
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Il giorno dopo mi si accavallano due impegni: cena con amici di CouchSurfing e cena coi genitori della mia ex. Decido di incastrare entrambe le cose: non mangio a pranzo e mi preparo a una doppia abbuffata. Incontro gli amici di CouchSurfing a Tsim Sha Tsui. Lei si chiama Ada, una tipica hongkonghesina ventiquattrenne che dimostra non più di 13 anni, complice anche una statura finalmente inferiore alla mia di una buona quindicina di centimetri (e io sono molto basso) e un faccino asiatico classico. L'altro viene dalla Norvegia. Mi chiedono entrambi dove andare, e io vengo un po' spiazzato perché penso che Ada, essendo locale, sappia certamente meglio di me dove andare... Non importa: prendo le redini della situazione e propongo il posto più vicino e caratteristico che mi viene in mente: Temple Street, coi suoi locali che cucinano e servono sull'asfalto, e i suoi market notturni all'aperto di prodotti semi legali e giocattoli sessuali. Ada è contentissima della scelta perché ci tiene a mostrare a un norvegese un posto così peculiare, così unicamente hongkonghese, e anche perché le piace il posto in quanto tale.
Ci facciamo portare pesce, ma anche carne. Il posto, come vi dicevo, è incredibile: a parte l'igiene garantita dei piatti, delle vivande e delle posate, tutto il resto è zozzo e burino come nelle migliori stamberghe dei vecchi tempi. Dalle nostre parti si dice "stasera si mangia dal Lurido!" e qua è lo stesso, più o meno. La qualità del cibo è incredibilmente alta: vongole del genere, pesce fritto così buono e carne così saporita e ben cotta si può assaggiare in ben pochi posti nel mondo. Tutto quello che vedete è costato in tutto, quattro Euro. Non sto scherzando. Certo, per terra si possono anche trovare scarrafoni, il cameriere è più unto e brutto di un orco delle favole, i cessi consistono in una rimessa con attrezzi dove si piscia sull'asfalto, ma per quattro Euro cosa pretendete?
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Lascio gli amici e corro alla cena coi genitori della mia ex. Mi aspetta un tavolo immensamente imbandito di ogni ben di dio. Mi faccio coraggio e tra una chiacchiera e l'altra riesco ad assaggiare un po' tutto, complice il fatto che la roba è di una bontà spaventosa, dando l'impressione di aver mangiato molto (qui se non mangi tutto è una cosa un po' maleducata).
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Il giorno dopo ancora, rivedo i miei amici nello Sheraton Hotel, dove il norvegese soggiorna, un hotel stratosferico con vista sulla baia di Hong Kong, come potete vedere:
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Forse nel filmato si vede meglio la vista che si gode da questo hotel:
Un salto alla Dolce Vita in Lan Kwai Fong è sempre d'obbligo:
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Ora, cambiando leggermente argomento, vi vorrei proporre un ragionamento: voi andreste al mare il giorno dopo, quando la sera prima piove a dirotto? Probabilmente pensereste: "Beh, se al mattino c'è il sole... perché no?"
Ebbene, non fate mai questo ragionamento in un paese subtropicale!Ma andiamo per gradi. Questa era la situazione la sera prima che decidessimo di andare al mare:
Insomma, una pioggia assurda. Però poi nel primo pomeriggio e poi alla sera, la situazione davanti a casa mia sembrava decisamente migliorata. In questo filmatino potete vedere com'era la situazione prima e dopo la pioggia torrenziale:
Le previsioni erano incerte. Accuweather dava sole, il governo di Hong Kong dava catastrofe. Decidiamo di non seguire il governo, abituati alle frottole che il mio di governo ci rifila ogni giorno, e partiamo per Stanley, sud dell'isola di Hong Kong, in una splendida mattinata di sole.
A metà strada, due scatti ad Abardeen, quartiere piuttosto famoso per gli ottimi ristoranti etnici e per la sua posizione a metà strada tra la metropoli e la villeggiatura:
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Ma quando arriviamo a Stanley, capiamo con orrore che il governo di Hong kong aveva fottutamente ragione. Si scatena l'inferno. Si aprono le cateratte del cielo. Anche con l'ombrello è impossibile non infradiciarsi perché l'acqua viene giù a secchiate, non a gocce, e da tutte le direzioni. Ne approfittiamo per mangiare qualcosa ma poi ci facciamo coraggio e ci bagniamo fin nelle mutande. Poi, con l'aria condizionata dell'autobus per il ritorno, 17 gradi con forte vento, sarà la fine ufficiale della mia buona salute e mi buscherò un raffreddore che durerà per quattro giorni, con una tosse che ancora persiste mentre scrivo queste righe.
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Per finire, un filmato che riesce molto a stento a dare una vaga impressione di quello che ci ha colti quel giorno:
in alta risoluzione a questo indirizzo.
Torna alla settima parte
INDICE
1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
domenica, settembre 27, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 7
Vai all'ottava parte
Oggi è una bella giornata, così decido di prendere lo Star Ferry per andare dall'isola di Hong Kong fino alla penisola, così da poter fotografare la costa di Hong Kong dall'entroterra.
Faccio una panoramica del porto. Non è venuta benissimo stavolta (si nota qualche particolare di raccordo) ma senza un treppiede non si poteva volere di più. Per vedere la foto in alta risoluzione, premeteci sopra e poi scegliete il tasto "Scarica".
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Dal traghetto, la vista è piuttosto portentosa:
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Ho anche fatto un piccolo filmato durante la traversata:
Arrivati a Tsim Sha Tsui, la prima cosa che si vede è l'antica torre dell'orologio.
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Ho ovviamente subito provato a scattare una panoramica. Sempre grazie ad Hugin per Linux, l'effetto è stato abbastanza soddisfacente, anche se avendo un po' più tempo a disposizione avrei decisamente potuto fare di meglio. Naturalmente per vedere le foto in alta risoluzione basta cliccarci sopra e poi premere "Scarica".
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Scatto anche qualche foto mentre il sole tramonta, attendendo l'arrivo del buio, quando la baia scintillerà delle incredibili luci dello skyline di Hong Kong.
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Appena dietro di me, c'è la torre, qualche allestimento molto buffo e molto cinese per la mostra di videogame che si terrà in novembre, e la scalinata per una parte rialzata del porto, da cui è possibile fotografare la baia nel suo splendore (per la gioia di tutti i fotografi del mondo che qui passano giorni e giorni in cerca dello scatto perfetto).
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Anch'io mi metto a fare un po' di foto, sperimentando le impostazioni della mia piccola fotocamera Canon. Per quanto fotocamere più professionali possano catturare foto migliori, la bellezza del soggetto è talmente devastante che anche con macchinette da pochi soldi l'effetto è sempre strabiliante. Ogni anno si vota, nei siti di viaggi e di foto, per lo skyline più bello, e quello di Hong Kong vince sempre. Supera di gran lunga i voti di posti come New York. Forse per il mix tra porto sud asiatico antico e mirabolante modernità, o forse per l'oggettiva peculiarità di ogni grattacielo di Hong Kong (non ce n'è uno regolare, a parallelepipedo: sono tutti esperimenti architettonici).
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Ecco... ormai è buio, le luci dei grattacieli si accendono... È ora di trovare le foto migliori e mostrarvi Hong Kong in tutto il suo splendore:
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Ho anche fatto un piccolo video. alla fine, notate per favore il grattacielo che cambia colore...
È il mio compleanno, e per festeggiare decidiamo di fare la spola per parecchi locali. Cominciamo salendo nel Marco Polo Hong Kong Hotel e andando nell'attico (completo di parcheggio sopraelevato), in cui c'è un locale chiamato "La cucina" da cui si gode un'incredibile vista sull'isola di Hong Kong. Anche il Negroni che mi portano non è affatto male.
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Facciamo un salto anche in Temple Street, con i suoi locali sulla strada e il suo mercato notturno.
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C'è poi una traversa di Temple Street che è tutta per maghi, fattucchiere e indovini. Noto con piacere che ben pochi pagano per ascoltare le idiozie dei vari lettori di mano, di fondi di caffè, di tarocchi, di I-Ching e via dicendo. Noto anche che sono tutti raggruppati nella stessa strada e che i prezzi sono molto bassi. Messi tutti insieme sono decisamente meno di quelli che ammorbano le città occidentali, in fin dei conti.
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Una peculiarità divertentissima del mercato notturno sono le bancarelle adibite al sesso. Tra una bancarella e l'altra infatti ci sono punti in cui si vendono vibratori, uova cinesi, bambole gonfiabili e ogni tipo di giocattolo erotico a prezzi decisamente bassi.
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Ritroviamo lo stesso ristorante che faceva Hot Pot in maniera sublime. Subito decidiamo di farci un salto. Potete vedere, oltre alla solita carne striata, anche alcuni involtini strepitosi ma pure cose a noi non familiari (ma vi assicuro: deliziosi se superate il tabù) come pelle di pesce essiccata e intestino di manzo:
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La regola è la stessa anche dalle nostre parti: se il locale trabocca di gente, è probabilmente molto buono. Decidiamo così di infilarci in un locale che vende solo dessert orientali., notando che c'è la fila fuori In genere i dolci orientali non incontrano perfettamente i gusti degli occidentali come invece accade col resto del cibo, probabilmente perché da queste parti zucchero e cioccolata sono solo due spezie come tante altre, di cui nessuno va particolarmente ghiotto. Quindi entro piuttosto diffidente ma all'assaggio del dolce al mango, palline di amido di riso, mousse di ananas e crema di latte mi devo ricredere: è il paradiso dei sensi.
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Ormai è notte inoltrata e mi viene comunicato che abbiamo soltanto preso antipasti, finora. Sconvolto dal fatto che io sono già pieno, mi faccio coraggio, trangugio un po' di tè verde (ottimo come idraulico liquido se siete appesantiti) e mi dirigo a Central, Soho, dove entriamo in un ristorante quasi fusion, nel senso che si fanno piatti da tutto il mondo senza fonderli particolarmente. Non ha una connotazione precisa, si può mangiare dal sushi al tacos, dal kebab alle lasagne alla bolognese. Tutto è ottimo, comprese le suddette lasagne... Ne approfitto per cambiarmi almeno la maglietta: stare più di tre ore all'aperto, anche se ormai è ottobre, a Hong Kong per un occidentale significa inzuppare totalmente i vestiti. Consiglio a tutti di portarsi sempre un cambio. Ci sono bagni splendidamente puliti e gratuiti dove volete, soprattutto nei grandi centri commerciali dei grossi grattacieli, tra un piano e l'altro.
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Non è finita: andiamo a trovare una nostra carissima conoscenza, Sueiee, che ebbi il piacere di ospitare l'anno scorso durante una breve permanenza in Italia. Adesso lei lavora in un centro massaggi come receptionist. Decide di farmi un regalo di compleanno e di provare a farmi un massaggio come ha visto fare dalle sue colleghe in questi mesi. Non c'è che dire, è bravissima e mi rilassa alla grande. Non solo: alla fine chiama la sua collega professionista, thailandese, che mi rivolta come un calzino e mi fa schioccare tutte le ossa, fornendomi la prova dell'esistenza di alcuni muscoli che non sapevo di avere. Alla fine mi sento come un mollusco. Sensazione paradisiaca: decido di prendere appuntamento per mercoledì prossimo, per un massaggio stavolta con il dovuto prezzo (che comunque è bassissimo rispetto all'Italia, meno di 15€ per più di un'ora, nonostante siamo in centro).
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Ma la città non è mai assopita. Anzi, è proprio verso l'una di notte che comincia a vivere davvero, complice il clima che diventa meno insopportabilmente afoso. Decidiamo così di concludere la serata in un pub mediorientale, sempre a Soho. Si chiama "Sahara" e c'è il narghilè, qui più correttamente chiamato "shisha".
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Salutiamo tutti ma mentre cerchiamo il punto in cui passano i taxi, ci imbattiamo in un localino sulla strada che fa dei noodles con le cotiche di maiale che è la fine del mondo. A questo punto ho bevuto tanto che non mi accorgo più della quantità invereconda di cibo che ho accumulato durante la serata, e al paradisiaco odore del brodo di cappone accetto di buon grado e mi rimpinzo di questa ennesima bontà casereccia.
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Incredibilmente, il giorno dopo mi sveglio benissimo, tranquillo e rilassato, senza i postumi dell'alcol e del troppo cibo. Segno evidente che quando la vita è sana e il cibo è genuino e di altissima qualità, anche un corpo trentasettenne e sedentario come il mio non ha alcun problema di salute. Il pranzo, però, lo salto...
Per finire, un piccolo video girato in due o tre dei locali qui descritti:
in alta risoluzione a questo indirizzo.
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INDICE
1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
giovedì, settembre 24, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 6
Torna alla quinta parte
Oggi andiamo a Cheung Chau (長洲), una piccola isola a sud ovest di Hong Kong, luogo di pescatori, di templi, di spiagge e soprattutto di ristoranti di frutti di mare.
Se siete appassionati di cinema asiatico, conoscerete certamente il capolavoro d'animazione "My Life As McDull", le deliziose ma malinconiche e profonde avventure del maialino di Hong Kong che concorre al premio per l'"arraffa-involtini", capendo che nella vita è bello e giusto seguire i propri sogni ma che se non si suda, non si lavora e non si sta con i piedi per terra, si diventa dei falliti. Una morale decisamente inusuale per un film per bambini, e sicuramente hongkonghese al 100%. In questo film, il maialino McDull decide di fare sport e si reca nell'isola di Cheung Chau, dove vive l'allenatore della medaglia d'oro olimpica per il surf (una ragazza di Hong Kong tutt'ora considerata un mito, unica medaglia d'oro olimpica nata in questa terra). L'allenatore, doppiato da un geniale Anthony Wong, si rivela un tizio decisamente balordo, appassionato del "festival dell'involtino" esistente da tempo immemore nell'isola. Durante il festival, un'enorme pila di bambù viene ricoperta da involtini. La gente deve arraffare più involtini che può. Ma nel 1978, a seguito del crollo di una delle pile con il conseguente ferimento di più di 200 persone, il festival fu abolito e l'"arraffa-involtino" divenne solo un ricordo del passato. Il povero maialino così si allena sperando che in futuro lo sport venga ripristinato, e sua madre scrive in un inglese impossibile una lettera al presidente dei Giochi Olimpici chiedendo che uno sport nobile come l'arraffa-involtino non solo sia ripristinato, ma sia anche inserito fra i giochi olimpici. Se non avete visto il film guardatelo, non vi dico come va a finire ovviamente.
Nella realtà tutto questo è accaduto veramente (a parte l'esistenza di McDull, purtroppo) proprio nell'isola che stiamo per vedere. Non solo, dopo il 2001, forse proprio a causa del successo del film, il gioco fu ripristinato seguendo però regole di sicurezza (pile d'acciaio e non più di bambù, niente più gente allo sbaraglio ma atleti professionisti che scalano la pila d'involtini uno alla volta).

Per sapere qualche cosa di più su questa strana tradizione, ecco l'indirizzo di Wikipedia:
http://en.wikipedia.org/wiki/Cheung_Chau_Bun_FestivalIl traghetto come al solito si prende a Central, appena sotto l'enorme grattacielo IFC.
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Dopo 35 minuti di piacevole ferry boat, con una vista della baia da mozzare il fiato, approdiamo a Cheung Chau. Tutto è completamente diverso da Hong Kong: qui siamo "al mare". È un porto, un villaggio di turisti, bagnanti e pescatori. Prima ancora di visitare punti particolari dell'isola, è piacevolissimo perdersi per le stradine inerpicate sulle colline o girare per le bancarelle di prodotti locali, o seguire il lungomare che riserva ad ogni curva nuove visioni di una bellezza spaventosa.
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L'isola è piccolissima, meno di 3 chilometri quadrati, e non fa più di 30.000 abitanti. Politicamente, fa parte di Hong Kong S.A.R. ("Hong Kong, Regione a Statuto Speciale della Cina"), distretto "Isole". "Cheung Chau" significa "isola lunga", perché in realtà è formata da due isole unite da un lembo di terra. Quindi è sbagliato dire "l'isola di Cheung Chau", si dice semplicemente "Cheung Chau".
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Io adoro le isole perché ognuna ha delle peculiarità uniche. Oltre al già citato festival degli involtini, Cheung Chau è nota per molte altre piccole deliziose o misteriose unicità. Per esempio i trasporti: in quest'isola le stradine sono tutte molto strette (simili alle stradine medievali di molte nostre città), e così tutti i trasporti a motore funzionano su speciali motorette a tre o quattro ruote molto strette (e rumorose), che finora ho visto solo su quest'isola. Anche la polizia, i pompieri e l'ambulanza hanno una versione speciale adatta alle dimensioni dell'isola.
Un'altra stranezza è la serie di misteriosi suicidi avvenuta dopo il 2000. Molta gente qui si suicidava bruciando carbone e chiudendo le finestre. Nessuno ha mai capito perché esattamente, ovviamente si è parlato di fantasmi e di maledizioni, film e romanzetti sono proliferati, e un imprenditore ha persino proposto di aprire un parco a tema (proposta rifiutata). Con ogni probabilità si trattò semplicemente di un normalissimo fenomeno di emulazione come tanti se ne vedono soprattutto quando si parla di suicidio, ma il sinistro alone di mistero che avvolse Cheung Chau per qualche anno la rese decisamente celebre in tutta l'Asia.
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Altra peculiarità dell'isola è il pesce secco. Qui, per tradizione, risorse naturali e clima, c'è il miglior pesce essiccato del mondo. Ogni tre o quattro negozi si trova un venditore di pesce secco. Ci si rifornisce come nelle bancarelle nostrane (si prendono una sportina e una paletta e ci si serve) e c'è di tutto, dalle stelle marine (ricercate da queste parti per le solite presunte e mai dimostrate proprietà curative) alle spugne di mare (ottime per dare consistenza ad alcune zuppe). Naturalmente ci sono anche i pesci grandi. Se vi piace il baccalà, o meglio lo stoccafisso, questa è la vostra patria.
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A questo punto, la cosa migliore che potete fare è noleggiare una bici (che costa solo un dollaro all'ora, cioè meno di dieci centesimi di Euro) e andarvene in giro in lungo e in largo per l'isola. Meglio una mountain bike, visto che c'è qualche salita molto ripida man mano che ci si avvicina ai due picchi.
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Ho anche provato a fare una foto panoramica al porto. Per vederla tutta in alta risoluzione, cliccateci sopra e poi premete il tasto "Scarica". Non è unita perfettamente perché le barche si muovevano un po', e l'aria era un po' grigia perché stava minacciando pioggia, ma credo che l'effetto finale non sia venuto molto male.
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Ho fatto anche un video delle nostre scorribande in bici:
Girando qua e là, troviamo una spiaggia molto carina.
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Tra i bagnanti incuriositi, vediamo la troupe della TV cinese che sta girando un piccolo documentario su Cheung Chau e intervista qualche turista inglese.
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Già che ci siamo compriamo un piccolo ventilatore portatile. Qui queste cosucce strambe sono molto comuni e vi assicuro che sono molto più utili ed efficienti di un ventaglio. Anche se il tempo tendeva a pioggia infatti e nonostante siamo quasi in ottobre, la temperatura qui è ancora ampiamente sopra i 35 gradi e l'umidità è sul 90%.
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Montiamo sulla bici e ci dirigiamo verso il tempio buddista. È dell'inizio dell'800, quindi uno dei primissimi insediamenti da queste parti (Hong Kong sarebbe stata un'isola disabitata ancora per almeno 70 anni). Riesco a fare poche foto perché sarebbe vietato, ma metto il silenziatore alla fotocamera e comincio a scattare a raffica prima che mi scoprano.
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Quando si commemorano i defunti, come probabilmente sapete nella tradizione buddista cinese e confuciana (nonché taoista) si scrivono alcuni auspici o benedizioni su alcuni foglietti, che poi vengono bruciati. C'è un preciso significato simbolico e religioso, ma molti comunque lo fanno per pura superstizione (credono di tenere lontani i fantasmi). In questo tempio c'è addirittura un forno apposito:
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May decide di pregare, "per farmi vedere come funziona", dice. Purtroppo qui non ho potuto fotografare ma immaginate la classica scena: prende un contenitore con molte bacchette, si inginocchia all'altarino del Buddha, scuote il contenitore finché una delle bacchette cade. Porta la bacchetta a uno dei monaci che le dà un foglio corrispondente. Porta il foglio da un altro monaco che comincia a parlarle del suo futuro e della sua situazione esattamente come un nostro cartomante. A giudicare dai continui "m'hou" che dice May ("no, non è così") arguisco che il monaco non abbia più poteri di quanti ne abbiano i nostri comuni ciarlatani, e ne ho la conferma quando questo le propone un sortilegio completo alla modica cifra di 30 Euro. May risponde "no no, gli stavo solo facendo vedere come funziona", indicando me (ignaro, visto che al momento non sto capendo un'acca di quello che si stanno dicendo), paga i suoi dieci dollari (un Euro) e se ne va piuttosto contrariata. Il monaco però è gentilissimo, sorride e si inchina mentre ci saluta. Lei mi dice: "Se si fanno pagare non sono veri religiosi". "Vero", le rispondo io, "ma sempre meglio del Vaticano che si fa pagare direttamente dallo Stato italiano con le tasse e privilegi vari, 9 miliardi di Euro all'anno, invece di basarsi esclusivamente sulle offerte dei fedeli come tutte le altre religioni, e ha un capo che predica povertà col berretto rosso di Prada in testa e mezzo chilo di oro al collo".
"Non hai tutti i torti", ammette May.
"Non hai tutti i torti", ammette May.
Ciliegina sulla torta, noto che invece di un piazzale, il tempio ha davanti a sé un campo da basket:
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Altro giro in bici. Ci dirigiamo verso la costa nord in cerca di un tempio meno turistico. Lo scorgiamo da lontano, e la vista è davvero splendida:
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È un tempietto usato solo dai pescatori, che qui vengono a chiedere auspicio prima dell'alba, prima di andare in mare sperando in un ghiotto pescato. La semplicità dell'allestimento, la povertà e il gusto sincero dell'architettura, la splendida fusione con il bosco su cui è costruito, rivela la sincerità di questo posto e lo spirito religioso ci viene trasmesso come sempre universalmente, oltrepassando ogni barriera culturale.
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Mentre ci dirigiamo verso la scuola elementare, dove lavora la nostra amica Sindi che ci aspetta a fine lezioni per tornare con noi a Hong Kong, troviamo letteralmente parcheggiate per strada le tradizionali "dragon boat", le barche-drago, usate nelle feste tradizionali.
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La scuola elementare pubblica, che non ho ovviamente potuto fotografare, ci lascia piuttosto stupiti perché è meravigliosa: scritte in inglese e in cinese per avere perfetto bilinguismo, sala della musica con mille strumenti e insegnante occidentale, computer ovunque, tutto coloratissimo, buffo e pulitissimo, palestra e campo sportivo, sale varie per ogni tipo di attività, il tutto con vista mozzafiato sulla spiaggia, il porto e le isolette limitrofe.
Di fronte alla scuola, ci stupisce ancor più il fatto che la chiesetta cattolica stia esattamente di fronte a quella luterana, con i due preti che si salutano e chiacchierano amabilmente sgranocchiandosi del pesce secco.
Sono molti, mi dicono, soprattutto occidentali, che preferiscono comprare casa a Cheung Chau (che costa poco, meno che in Italia in periferia, ed è grande, certamente enorme rispetto agli angusti monolocali di Hong Kong), visto che qui la vita è molto a misura d'uomo e la rutilante vita di Hong Kong è solo a una mezz'oretta di traghetto. Molti in pratica decidono di vivere in villeggiatura 12 mesi all'anno, ma di avere a un tiro di schioppo il centro pulsante della vita culturale ed economica dell'Asia. Non è una cattiva pensata. Quasi quasi...
Dopo aver mangiato un po' di spiedini di pesce ci avviamo verso il traghetto, che ci riporta a Hong Kong. Il traghetto è comodissimo. Parte ogni mezz'ora e si può scegliere quello da 50 minuti che costa 10 Eurocent e tiene 1000 persone o quello da mezz'ora che costa mezz'Euro e ne tiene 500. In quello più grande si può dormire comodamente in poltrone estremamente rilassanti, mentre in quello più veloce si può anche mangiare ai tavoli. Naturalmente per chi vive o lavora a Cheung Chau ci sono abbonamenti molto vantaggiosi.
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La vista che si gode dal traghetto è come sempre stupefacente, nonostante i vetri piuttosto sporchi. Ho cercato di migliorare un po' i colori ma tenete conto che sono foto scattate da dietro un vetro spesso e molto opaco. Potevo andare fuori a fare foto, ma ero troppo stanco e dentro c'è una piacevolissima aria condizionata...
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Scendiamo dal traghetto e andiamo direttamente nel grattacielo secondo me più bello di Hong Kong, l'IFC. È collegato con dei soprapassaggi agli altri grattacieli circostanti, e da lì si possono prendere le scale mobili per il mid level o la metropolitana per le altri parti di Hong Kong. In sostanza è possibile passeggiare passando da un grattacielo all'altro per tutta Hong Kong, andando di soprappassaggio in soprapassaggio, infilando i piani giusti e visitando incredibili centri commerciali e ristoranti di ogni tipo, senza mai mettere il naso all'aperto, nel caldo umido delle strade. Sembra di essere in un videogame anni '80, è bellissimo.
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Usciamo all'aperto e facciamo le scale mobili per arrivare su fino a Soho.
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Le prossime due foto sono ottenute con l'unione di più foto. Il software usato è Hugin per Ubuntu Linux, gratis e open source. Per vederle vi consiglio di cliccarci sopra e premere quindi il tasto "Scarica", perché così piccole non rendono giustizia.
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Arriviamo finalmente a Soho, e ci perdiamo nei mille bar assurdi ed etnici che caratterizzano questo quartiere.
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Finiamo per prenderci una Corona (oggi in promozione a un Euro alla bottiglia) con una fettina di lime, al baby Buddha. Le birre diventano due, poi quattro, poi non ricordo più. Alla prossima!
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in alta risoluzione a questo indirizzo.
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INDICE
1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
7 - Settima parte
Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
8 - Ottava parte
Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
9 - Nona parte
Lamma island, manifestazione anti-Cina, the Peak, Causeway Bay, il durian, i fuochi, il cibo thai
10 - Decima parte
Shek O, Aqua Spirit, Heritage, barbecue, Baby Buddha, karaoke
mercoledì, settembre 23, 2009
Hong Kong 2009 / Parte 5
Torna alla quarta parte
Come ogni mattina facciamo colazione al ristorante Dim Sum. La cucina Dim Sum consiste soltanto in involtini, ravioli e tortelli di ogni tipo, serviti nei classici contenitori rotondi di bambù, in cui vengono cotti al vapore. Non ho ancora capito la differenza della loro traduzione in inglese, che passa da "bun" a "dampling" fino a "roll", ma comunque si tratta di "roba tonda con dentro qualcosa", dolce o salata, di carne o di pane o di verdura, con salse di ogni tipo. Sono cotti al vapore, ma qualcuno è precedentemente fritto con il solito metodo cinese del "ti friggo per un nanosecondo in un mezzo cucchiaio di olio a seimila gradi".
La colazione è decisamente sostanziosa e non si sente voglia di pranzare almeno fino a pomeriggio inoltrato. Si ordina facendo delle X su un menu rigorosamente in cantonese. Gli occidentali possono comunque scegliere direttamente i contenitori e portarseli al tavolo: una gentilissima cameriera metterà le X sul menu al posto nostro.
Il vociare è enorme: una delle idee più sbagliate che gli occidentali hanno degli asiatici è che siano tutti silenziosi e rispettosi, mentre l'atmosfera di un ristorante Dim Sum è molto più simile a quella di una trattoria sul porto di Napoli o di Bari che a un qualsiasi altro ristorante. Non ci sono regole particolari di buona educazione: si rutta, si sporca, si mettono i gomiti sul tavolo e ci si siede dove si vuole (anche in tavoli già occupati...). Le uniche regole sono: mai incrociare le mani con altri commensali mentre si prendono gli involtini dal centro del tavolo (quindi aspettare rispettosamente che gli altri finiscano di servirsi) e mai prendere più di un pezzo alla volta. La filosofia da rispettare è quella di essere umili, di condividere, e non accaparrarsi il cibo sottraendolo ad altri, per farla breve.
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Un altro avvertimento: non fumate. L'ultima volta che sono andato a Hong Kong, nel 2004, si poteva fumare dappertutto, anche nei McDonalds; non era vissuto come un grosso problema in quanto l'aria condizionata e gli aspiratori erano estremamente efficienti e non si aveva mai l'impressione di entrare in camere a gas come accadeva in Italia prima della legge anti-fumo. Comunque sia, anche qui la legge è cambiata in senso ancora più restrittivo e non esistono posti al chiuso in cui sia possibile fumare. L'ammenda è altissima: 500€. Si può fumare per strada e in qualche locale completamente all'aperto, ma non sognatevi di gettare il mozzicone per terra: l'ammenda è di 250€ e la polizia non dà scampo. Per la gioia dei fumatori però ci sono dappertutto dei posacenere, non come in Italia dove si trovano mari sterminati e schifosi di mozziconi fuori dai locali.
Anche le sigarette ora hanno tutte l'avvertimento sui danni del fumo. C'è una scritta in cantonese, una in inglese, e una foto terrificante con i danni vari che provoca il fumo. Da quel che ho sentito il sistema funziona abbastanza bene: c'è stata una forte riduzione di fumatori anche nel secondo periodo (al contrario dell'Italia, in cui dopo un abbassamento di fumatori a legge uscita, c'è stata dopo due anni un'impennata dei fumatori che ha superato il numero pre-legge). Il governo ha visto ridursi di parecchio la spesa pubblica per la sanità (ricordo che Hong Kong è un paradiso fiscale per l'import-export e per la mancanza di regole nell'economia in generale, non per il welfare e il fisco, identici a quelli inglesi) e quindi ha giustamente pubblicizzato questa legge come un ottimo trucco contabile per non varare l'IVA, che da queste parti è ancora assente ma che è nell'aria da tempo.
La sera andiamo a cenare a Wan Chai, un quartiere estremamente famoso per i ristoranti internazionali e d'élite. Wan Chai è il posto in cui abitano più occidentali, e anche l'insediamento più antico. Ragion per cui è il posto in cui ci sono più palazzi "storici", molti in disfacimento. Qui la polemica politica è altissima: si vedono in continuazione manifestazioni e cartelli elettorali delle varie fazioni. Chi vuole il restauro, chi vuole buttarli giù per costruire cose galattiche, che vuole trasformarli in parchi e musei. Pian piano si sta arrivano a un compromesso che probabilmente sarà un mix delle tre fazioni, con l'ausilio di esperti internazionali di restauro, di impatto ambientale, di architettura urbanistica e di sviluppo sostenibile, chiamati come sempre dal Nord Europa e dal Giappone per tenere alta la fama di Hong Kong come "migliore posto del mondo".
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Entriamo in ristorante fusion tenuto da giapponesi. Ci portano crudérie varie e piatti davvero strani e deliziosi, superbe reinvenzioni di piatti tradizionali giapponesi, europei, sudamericani e cinesi. Posti del genere si trovano sulla costa pacifica degli Stati Uniti e in Giappone, con l'unica differenza che là il conto è di circa 200€ a testa, mentre qua basta togliere uno zero. Il ristorante gode anche di una terrazzina molto chic con splendida vista su Wan Chai
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Poi, un salto a Lan Kwai Fong non si nega mai: si incontrano vecchi amici e si conoscono sempre nuove persone da tutto il mondo. E si gioca pure a Calcio Balilla...
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Il giorno dopo decidiamo di andare a Causeway Bay, che è la passeggiata più esclusiva di Hong Kong, quella con i negozi più famosi e costosi dell'Asia. È nel Guinness dei Primati come strada commerciale più costosa del mondo, ancora più che via Montenapoleone o altre famose strade americane. In realtà l'impressione è completamente diversa: per ogni negozio costosissimo, ci sono almeno 10 negozietti perfettamente cantonesi con merce economicissima e ristorantini tipici a prezzi stracciati. L'abbigliamento della gente è di ogni tipo e non c'è assolutamente quell'odiosa aria di "gente di un certo livello" (per citare Guastardo) che si trova nelle altre strade commerciali della classifica del Guinness.
Vi si accede da un caratteristico incrocio, sempre trafficato da migliaia di auto, bus e centinaia di migliaia di brulicanti pedoni, chiamato "SOGO" a causa del centro commerciale che lo sovrasta. Forse non abbiamo scelto il giorno migliore: è domenica e tutti i filippini hanno il giorno libero, e riversandosi a capofitto per le strade raddoppiano il già piuttosto insopportabile livello di concentrazione umana. Non importa: per una volta ogni tanto è bellissimo vedere un posto del genere così affollato.
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Già che siamo di strada, entriamo in un ristorante giapponese "paghi 15€ e mangi tutto quello che puoi". Detto fatto, ci riempiamo di sushi e sashimi come idrovore, e ne approfittiamo anche per provare cose strane che altrimenti non avremmo avuto il coraggio di provare.
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Questo in particolare è Times Square, centro commerciale e luogo pulsante del turismo a Hong Kong. Ne approfitto per andare al cinema a vedere "Accident", il nuovo film di un regista che adoro (Choi Seung), prodotto dal mitico Johnnie To. Qui per fortuna tutti i film sono sottotitolati in inglese, per la gioia dei turisti. Non si doppia nulla, ovviamente, e così tutti i cinema sono sempre strapieni sia di hongkonghesi (abituatissimi ai sottotitoli come tutti nel mondo tranne che la solita Italia analfabeta) e di turisti. Possibile che in Italia nessuno pensi ai turisti? Possibile che un turista non possa gustarsi l'ultimo film di Paolo Sorrentino con i sottotitoli in inglese? Siamo proprio messi male.
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Lunghe file di taxi attendono i milioni di turisti:
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Provo a scattare tre foto di Times Square e a unirle insieme con il software "Hugin" per Ubuntu Linux, ovviamente gratis e open source. Il risultato è davvero carino, considerando che il software si è occupato anche di schiarire le foto più scure oltre che ad incollarle tra loro. Vi consiglio di cliccare sulla foto e di premere il tasto "Scarica" per vederla in alta risoluzione in tutto il suo splendore.
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Si è fatta sera e torniamo a Soho, dove mi sfidano ancora a provare qualcosa di italiano. Questa volta l'hanno vinta loro e mi devo arrendere: le pappardelle al salmone sono perfette, il salume anche. Il pane, il caffè e l'olio sono degni dei migliori ristoranti italiani, e il prezzo finale è inferiore a quello delle nostre trattorie. È inutile: il futuro è cinese. Arrendiamoci prima che sia troppo tardi. Farsi assimilare da loro è oltretutto molto piacevole... :-D
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1 - Prima parte
Introduzione, Victoria Harbour, hot pot
2 - Seconda parte
Kennedy Town
3 - Terza parte
Situazione politica, Central, Mong Kok
4 - Quarta parte
Kennedy Town, Lan Kwai Fong, Tsim Sha Tsui, IFC, Red, Soho, una pizzeria.
5 - Quinta parte
Dim Sum, il fumo, Wan Chai, Lan Kwai Fong, Causeway Bay, Times Square, un ristorante italiano a Soho
6 - Sesta parte
McDull, Cheung Chau, templi spiagge e troupe della TV cinese, Hong Kong skyline dal traghetto, middle level.
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Hong Kong skyline, Temple Street, bancarelle erotiche, hot pot, dolcetti, Soho con massaggi ristoranti fusion e narghilè
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Sham Shui Po, strade di Hong Kong, North Point, Eastern, l'acqua del rubinetto, Central, Temple Street, Sheraton, La Dolce Vita, Stanley e l'acquazzone
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